██████╗ ███████╗████████╗██╗██████╗ ███████╗██████╗ ██╗ █████╗
██╔══██╗██╔════╝╚══██╔══╝██║██╔══██╗██╔════╝██╔══██╗██║██╔══██╗
██████╔╝█████╗ ██║ ██║██████╔╝█████╗ ██║ ██║██║███████║
██╔══██╗██╔══╝ ██║ ██║██╔═══╝ ██╔══╝ ██║ ██║██║██╔══██║
██║ ██║███████╗ ██║ ██║██║ ███████╗██████╔╝██║██║ ██║
╚═╝ ╚═╝╚══════╝ ╚═╝ ╚═╝╚═╝ ╚══════╝╚═════╝ ╚═╝╚═╝ ╚═╝
- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b
¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯
Tapirus
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
top
mwbamwbqTapirus mwbgJ. E. Gray, 1821 è l'unico mwbwgenere oggi esistente dell'omonima famiglia di mwcamammiferi (i Tapiridi) appartenente all'ordine dei mwcqPerissodattili (gli ungulati a dita dispari). Comprende solamente quattro specie, ma in passato esso era molto più vario di quanto non sia oggi. I tapiri sono animali caratterizzati dalla corporatura robusta e da una corta proboscide; vivono principalmente nel fitto delle mwcgforeste tropicali, nutrendosi di sostanze vegetali per lo più morbide. Appartengono ad un genere molto antico ed erano già presenti nel mwcwMiocene medio, 14 milioni di anni fa. Oggi sono diffusi in mwdaAmerica meridionale (mwdqtapiro sudamericano e mwdgdei monti), in mwdwAmerica centrale (mweatapiro di Baird) e nel mweqSud-est asiatico (mwegtapiro dalla gualdrappa).
Contents
• Aspetto
• Biologia
• Nemici
• Origini
• Miocene
• Note
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
Descrizione
Aspetto
Anche se nell'aspetto ricordano lontanamente i maiali, i tapiri hanno come parenti più stretti i mwhacavalli e i mwhqrinoceronti. A seconda della specie, la lunghezza testa-tronco varia da 180 a 250 cm, la coda, costituita da un breve moncone, misura da 5 a 10 cm e l'altezza al mwhggarrese da 75 a 120 cm. Gli esemplari adulti pesano da 225 a oltre 300 kg. Oggi la specie di maggiori dimensioni è il tapiro dalla gualdrappa (mwhwmwiaTapirus indicus)cite-ref-tsg-1-0[1]cite-ref-cozzuol-et-al-2013-2-0[2], ma una specie fossile, mwkqTapirus augustus, talvolta classificato nel genere a parte mwkgMegatapirus, era più grande del 25% rispetto a quest'ultimocite-ref-tong-2005-3-0[3]. D'altra parte, esistevano anche specie molto piccole, come mwlwTapirus polkensis, che pesava solamente 110-140 kgcite-ref-hulbert-et-al-2009-4-0[4].
Il corpo tondeggiante e tozzo di questi animali è affusolato nella parte anteriore e arrotondato in quella posteriore, il che rende loro più facile muoversi attraverso le fitte foreste. Le specie americane hanno un manto di colore grigio-brunastro, mentre il tapiro dalla gualdrappa del Sud-est asiatico è caratterizzato da una vistosa colorazione bianca e nera. La testa sembra relativamente piccola rispetto al corpo. Gli occhi sono piccoli, le orecchie ovali ed erette sono molto mobili e in alcune specie sono bianche alle estremità. La caratteristica principale di questi animali però è la mwnqproboscide, formata dall'unione tra il labbro superiore e il naso. Le zampe sono relativamente corte e snelle; quelle anteriori mancano del primo dito, mentre il terzo è particolarmente robusto e sostiene il peso di tutto il corpo; il secondo e il quarto dito sono più deboli, il quinto è molto corto. Le zampe posteriori sono prive del primo e quinto dito, e il terzo è quello più lungo e robusto.
Caratteristiche del cranio e della dentatura
Il cranio dei tapiri è solitamente allungato e piatto. Caratteristica delle specie sudamericane è la cresta sagittale sulla sommità del cranio, formata dalle estremità interne delle mwqaossa parietali. Tale particolarità è invece assente nel tapiro di Baird (mwqqmwqgTapirus bairdii) e nel tapiro dalla gualdrappa, che invece presentano delle elevazioni ossee (mwqwcreste parasagittali) su ciascun lato delle ossa parietali, più o meno a livello della scatola cranica, tra le quali si forma una stretta superficie piattacite-ref-holbrook-2002-5-0[5]. L'mwsaosso occipitale è piuttosto corto e di forma rettangolare. L'mwsqosso nasale presenta un'inclinazione debole ed è piuttosto corto. Nei tapiri si trova in posizione molto arretrata, sopra la parte mediana dell'mwsgosso mascellare, ma non è collegato ad esso, in modo da creare uno spazio interno molto ampiocite-ref-holbroook-2001-6-0[6]. L'intera parte anteriore del muso è notevolmente ridotta: ciò è necessario per fare spazio all'elaborata muscolatura della proboscidecite-ref-witmer-et-al-1999-7-0[7].
I denti dei tapiri sono piccoli e simili a quelli dei primi mammiferi. Gli esemplari adulti hanno la mwvaformula dentaria seguente: mwvq 3.1.4.3 3.1.3 ( 4 ) .3 {\displaystyle {\frac {3.1.4.3}{3.1.3(4).3}}} , per un totale di 42 o 44 denti. Gli mwvgincisivi sono piccoli e conici, ad eccezione del terzo incisivo superiore (mwvwI3), che è notevolmente ingrandito. Anche i mwwacanini hanno forma conica: quelli inferiori sono molto grandi, mentre quelli superiori sono notevolmente più piccoli. Pertanto, i canini inferiori e gli incisivi esterni superiori formano uno strumento efficace per mordere. I denti anteriori sono separati da quelli mwwqposteriori da un mwwgdiastema. I mwwwpremolari hanno una forma simile ai mwxamolari, quindi sono chiaramente molarizzati. Come in tutti i Perissodattili, i molari sono caratterizzati da due creste di mwxqsmalto trasversali sulla superficie masticatoria (condizione mwxgbilofodonte). Inoltre, i denti sono a corona bassa e presentano relativamente poco mwxwcemento, quindi sono adatti a masticare solamente sostanze vegetali morbide. Le varie specie fossili di tapiro presentano tutti caratteristiche dentarie simili, sebbene differiscano tra loro nel grado di molarizzazione dei premolaricite-ref-hulbert-2010-8-0[8]cite-ref-hulbert-2005-9-0[9].
Proboscide
Il naso e il labbro superiore crescono insieme a formare una piccola proboscide che questi animali usano per localizzare e afferrare le foglie di cui si nutrono. Il tapiro dalla gualdrappa ha la proboscide più lunga, il tapiro sudamericano (mwcamwcqTapirus terrestris) la più corta. Dal momento che i tapiri fossili hanno una struttura cranica simile, è probabile che anch'essi fossero dotati di questa caratteristica. Come negli mwcgelefanti, la proboscide è un tubo composto interamente da mwcwmuscoli con due narici continue, ma è significativamente più corta rispetto alla loro. Essa non ha un'impalcatura ossea, ma il punto dove si congiunge al cranio è stato rimodellato dall'mwdaevoluzione attraverso la riduzione delle dimensioni delle ossa facciali e si differenzia notevolmente da quello degli altri Perissodattili. L'elevata mobilità della proboscide è garantita da tre principali gruppi di muscoli, disposti longitudinalmente e trasversalmente o elicodailmente. Tra questi, diversi grandi muscoli facciali, come il mwdqmwdgmuscolo elevatore del labbro superiore e il mwdwmuscolo elevatore nasolabiale, hanno subito modifiche significative per consentire alla proboscide di muoversi liberamentecite-ref-witmer-et-al-1999-7-1[7]. Diversamente da quanto è avvenuto negli elefanti, lo sviluppo della proboscide non ha portato ad ulteriori modificazioni del cranio o della dentatura. La breve lunghezza della proboscide dei tapiri non consente gli svariati utilizzi di quella degli elefanti, ma è pur sempre uno strumento utile per afferrare il cibo e portarselo alla bocca, nonché per annusare e respirare restando immersi nell'acqua, tutte azioni precluse ad altri mammiferi dotati di strutture simili a proboscide quali i mwfasuini, i mwfqtoporagni elefante o le mwfgsaigacite-ref-milewski-et-al-2013-10-0[10].
Organi interni
Come in tutti i mwhqPerissodattili, anche nei tapiri la mwhgfermentazione del cibo avviene nella parte posteriore dell'mwhwintestino, grazie alla partecipazione di numerosi mwiamicrorganismi. Lo stomaco ha un'unica cavità ed è relativamente piccolo; l'intero tratto intestinale è lungo fino a 11 m, ma il mwiqcieco è piuttosto piccolo rispetto a quello degli altri Perissodattilicite-ref-padilla-et-al-2010-11-0[11]cite-ref-padilla-et-al-1994-12-0[12]. I mwkgreni contengono circa tre milioni di mwkwcorpuscoli renali e pesano fino a 390 g; insieme, i due reni possono costituire lo 0,5% dell'intera massa corporeacite-ref-maluf-1991-13-0[13].
Distribuzione e habitat
I tapiri oggi occupano un areale costituito da due parti del mondo notevolmente distanti tra loro: tre specie vivono nell'mwmgAmerica centrale e mwmwmeridionale, dove sono distribuite dal Messico meridionale al mwnaBrasile meridionale e all'mwnqArgentina settentrionale. La quarta specie, il mwngtapiro dalla gualdrappa, vive nel mwnwSud-est asiatico, dalla mwoaBirmania alla mwoqpenisola malese e a mwogSumatra. Questo areale disgiunto è ciò che rimane di una diffusione originariamente molto più ampia. Nel mwowMiocene e nel mwpaPliocene i tapiri erano presenti in tutta la regione mwpqeurasiatica, ad eccezione del mwpgsubcontinente indiano, e anche in gran parte dell'mwpwAmerica settentrionale; l'America meridionale venne raggiunta solamente nel Pliocene medio in seguito alla formazione dell'mwqaistmo di Panama, durante il mwqqgrande scambio americano. A causa di cambiamenti climatici che portarono a temperature più fredde e allo sviluppo di mwqgstagioni più delineate - nonché alla diffusione di paesaggi aperti nel periodo che va dal Miocene e dal Pliocene fino al mwqwPleistocene - i tapiri scomparvero completamente dall'Europa, dall'Asia settentrionale e dall'America settentrionalecite-ref-made-et-al-2006-14-0[14].
I tapiri vivono nelle foreste, soprattutto nelle mwsqforeste pluviali tropicali, ma anche nelle foreste umide di montagna. Sono strettamente dipendenti dall'acqua e si incontrano dal livello del mare fino ad un'altitudine di 4500 m. Dal momento che i tapiri sono animali piuttosto conservatori, che hanno subito solamente lievi cambiamenti fisici nel corso del tempo, si presume che anche le specie fossili abbiano avuto preferenze ambientali similicite-ref-heissig-1999-15-0[15].
Biologia
Comportamento territoriale
I tapiri sono solitari e territoriali; quando due esemplari si incontrano, spesso si comportano in modo molto aggressivo. Solo durante la stagione degli amori maschi e femmine trascorrono un breve periodo insieme. Ciascun territorio misura tra 1 e 8 km² di superficie e contiene punti diversi per dormire, mangiare e sguazzare; talvolta le femmine occupano territori più estesi. I confini e i sentieri più battuti vengono contrassegnati con mwvgfeci e mwvwurina. I tapiri sono animali notturni: durante il giorno si ritirano nel fitto sottobosco, mentre di notte vanno in cerca di cibo, camminando con la proboscide rivolta a terra. Spesso rimangono in prossimità degli specchi d'acqua: possono nuotare e immergersi bene ed effettuano di frequente bagni di fango. In generale i tapiri sono animali molto timidi e cauti, che in caso di minaccia scappano in acqua o trovano scampo nella fuga; se necessario, tuttavia, sono in grado di difendersi con i denti. L'udito e l'olfatto sono ben sviluppaticite-ref-made-et-al-2006-14-1[14].
Alimentazione
I tapiri sono creature vegetariane che si nutrono principalmente di sostanze morbide. Oltre alle mwxgfoglie, consumano anche mwxwpiante acquatiche, mwyagemme, ramoscelli e mwyqfrutti. Grazie alla loro lingua lunga, muscolosa e flessibile, possono raggiungere anche le foglie delle piante spinose. Sono note diverse centinaia di specie di piante che costituiscono la fonte di cibo di ogni singola specie di tapiro. Attraverso le loro feci, questi animali diffondono anche i mwygsemi delle piante durante i loro spostamenti e svolgono quindi un importante ruolo ecologico nelle foreste tropicali in cui vivonocite-ref-olmos-et-al-1999-16-0[16]. Alcune specie di tapiro sono solite leccare regolarmente il sale che affiora dalla superficie del terreno per neutralizzare le sostanze mwzwvelenose ingerite con i vegetali di cui si nutrono e per assumere sali minerali indispensabili all'equilibrio metabolicocite-ref-coelho-et-al-2008-17-0[17]. I tapiri sono strettamente dipendenti dall'acqua e adattano il proprio fabbisogno idrico alle condizioni locali, assumendo pertanto una quantità di acqua maggiore nelle regioni più aridecite-ref-desantis-2011-18-0[18].
Riproduzione
La gestazione dura da 13 a 14 mesi (390-410 giorni circa). Di regola nasce un unico cucciolo, raramente due. Appena nati i piccoli delle varie specie di tapiro si assomigliano tutti: hanno un manto di colore marrone scuro attraversato da strisce orizzontali di colore variabile dal marrone chiaro al bianco che possono essere più o meno suddivise in macchie e linee. Il piccolo trascorre la prima settimana di vita in un luogo protetto, dopodiché inizia a seguire la madre, che lo protegge da eventuali pericoli e, se necessario, lo difende dalle aggressionicite-ref-tsg-1-1[1]cite-ref-padilla-et-al-2010-11-1[11]cite-ref-padilla-et-al-1994-12-1[12].
Dopo alcune settimane il disegno del mantello dei giovani inizia a scomparire gradualmente, attraverso un processo che si completa in circa sei mesi. Ad un anno di età, il giovane tapiro assomiglia già ad un animale adulto. Più o meno nello stesso periodo, viene svezzato e scacciato dalla madre. La maturità sessuale viene raggiunta intorno ai tre o quattro anni di età. In natura, i tapiri vivono fino a circa 30 anni; l'esemplare in cattività più longevo di cui siamo a conoscenza è vissuto 35 annicite-ref-padilla-et-al-2010-11-2[11]cite-ref-padilla-et-al-1994-12-2[12].
Nemici
Tra i nemici naturali dei tapiri figurano grandi felini come mw9gpuma, mw9wgiaguari, mw-aleopardi e mw-qtigri, ma anche mw-gorsi, mw-wcani selvatici (cuon) e mw-acoccodrilli. Generalmente i tapiri cercano scampo nella fuga, ma possono anche difendersi bene con i loro grandi canini. Il principale nemico dei tapiri, tuttavia, è l'mw-quomo: le aggressioni dei tapiri ai danni dell'uomo avvengono molto raramente e solo nel caso questi animali vengano molestaticite-ref-made-et-al-2006-14-2[14].
Tassonomia
Il mwaqqgenere mwaquTapirus rappresenta un ramo all'interno della mwaqyfamiglia dei Tapiridi (mwaqcTapiridae) ed è strettamente imparentato con i generi estinti mwaqgTapiravus e mwaqomwaqsTapiriscus. Questi due generi vissero più o meno nello stesso periodo, ma in media erano quasi sempre più piccoli dei tapiri attuali; tuttavia, sono forme poco conosciute a causa della scarsità dei reperti fossilicite-ref-made-et-al-2006-14-3[14]cite-ref-heissig-1999-15-1[15]. I parenti più prossimi dei Tapiridi sono i mwarqrinoceronti. Le due linee evolutive si separarono nell'mwaruEocene medio circa 47 milioni di anni fa. I Tapiridi sono considerati parte della superfamiglia Tapiroidea. Insieme alla superfamiglia dei rinoceronti, Rhinocerotoidea, formano il gruppo dei Ceratomorfi (mwaryCeratomorpha), uno dei due sottordini che, assieme agli Ippomorfi (mwarcHippomorpha), costituisce l'ordine dei Perissodattili (mwargmwarkPerissodactyla). I cavalli si staccarono dalla linea evolutiva dei tapiri 56 milioni di anni fa. A loro volta, i Perissodattili vengono assegnati al superdine mwaroLaurasiatheriacite-ref-tougard-et-al-2001-19-0[19]cite-ref-holbroook-2001-6-1[6].
Sistematica delle specie attuali di
Tapirus
secondo Price
et al.
, 2009
e Cozzuol
et al.
, 2013
Oggi vi sono in tutto quattro specie di tapiro: il tapiro sudamericano (mwaswmwas0Tapirus terrestris) e il tapiro dei monti (mwas4mwas8Tapirus pinchaque) in mwataAmerica meridionale, il tapiro di Baird (mwatemwatiTapirus bairdii) in mwatmAmerica centrale e il tapiro dalla gualdrappa (mwatqmwatuTapirus indicus) nel mwatySud-est asiatico. Oltre a queste, alcuni studiosi riconoscono una terza specie sudamericana, denominata «tapiro pigmeo» (mwatcTapirus kabomani), la cui esistenza non è universalmente accettata, dato che la maggior parte degli studiosi tende a considerarla una forma di tapiro sudamericano. Gli studi di mwatggenetica molecolare hanno rivelato che il tapiro dalla gualdrappa si è separato per primo dalla linea evolutiva comune dei tapiri 21-23 milioni di anni fa, seguito poco dopo, 19-20 milioni di anni fa, dal tapiro di Baird. La separazione delle specie sudamericane dal tapiro di Baird è avvenuta tra 3,1 e 3,5 milioni di anni fa, forse già in America meridionale, continente che la forma ancestrale che avrebbe dato origine a queste due specie raggiunse in seguito alla formazione del ponte di terra dell'mwatkistmo di Panamacite-ref-aschley-et-al-1996-21-0[21]cite-ref-norman-et-al-2000-22-0[22]. La differenziazione tra le due specie sudamericane - il tapiro sudamericano e il tapiro dei monti - ha avuto luogo solamente nel mwauiPleistocene medio, tra 288.000 e 652.000 anni fa. Insieme alle specie fossili vissute in America meridionale, queste due specie costituiscono un gruppo strettamente imparentato ben distinto dalle forme che vissero in America settentrionale e centrale. Al contrario, le relazioni evolutive dei tapiri eurasiatici non sono state ancora chiarite del tuttocite-ref-cozzuol-et-al-2013-2-2[2].
• Specie americane
Sistematica dei tapiri americani (nonché del tapiro dalla gualdrappa) secondo Cozzuol
et al.
, 2013
mwawkmwawomwawsTapirus australis mwaw0Carlos, 1928 mwaw4mwaw8mwaxaTapirus bairdii (mwaxeGill, 1865) mwaximwaxmTapirus californicus mwaxuMerriam, 1913 mwaxymwaxcTapirus cristatellus mwaxkWinge, 1906 mwaxomwaxsTapirus greslebini mwax0Rusconi, 1934 mwax4mwax8Tapirus haysii mwayeLeidy, 1859 mwayimwaymTapirus johnsoni mwayuSchultz, Martin e Corner, 1975 mwayymwaycTapirus kabomani mwaykCozzuol, Clozato, Holanda, Rodrigues, Nienow, de Thoisy, Redondo e Santos, 2013 mwayomwaysTapirus lundeliusi mway0Hulbert, 2010 mway4mway8Tapirus merriami mwazeFrick, 1921 mwazimwazmTapirus mesopotamicus mwazuFerrego e Noriega, 2007 mwazymwazcTapirus oliverasi mwazkUbilla, 1983 mwazomwazsmwazwTapirus pinchaque (mwaz0Roulin, 1829) mwaz4mwaz8Tapirus polkensis mwaaeOlsen, 1960 mwaaimwaamTapirus rioplatensis mwaauCattoi, 1957 mwaaymwaacTapirus rondoniensis mwaakHolanda, Ferigolo e Ribeiro, 2011 mwaaomwaasTapirus simpsoni mwaa0Schultz, Martin e Corner, 1975 mwaa4mwaa8Tapirus tarijensis mwabeAmeghino, 1902 mwabimwabmmwabqTapirus terrestris (mwabuLinnaeus, 1758) mwabymwabcTapirus veroensis mwabkSellards, 1918 mwabomwabsTapirus webbi mwab0Hulbert, 2005
• Specie eurasiatiche
mwacimwacmmwacqTapirus antiquus mwacyKaup, 1833 mwaccmwacgTapirus arvernensis (comprende mwacoT. elegans, mwacsT. hungaricus, mwacwT. minor e mwac0T. vialetti) mwac4Croizet e Jobert, 1828 mwac8mwadaTapirus augustus mwadiMatthew e Granger, 1923 mwadmmwadqTapirus balkanicus mwadySpassov e Ginsburg, 1999 mwadcmwadgTapirus hezhengensis mwadoDeng, He e Chen, 2008 mwadsmwadwTapirus jeanpiveteaui mwad4Beouf, 1991 mwad8mwaeamwaeeTapirus indicus mwaeiDesmarest, 1819 mwaemmwaeqTapirus peii mwaeyLi, 1979 mwaecmwaegTapirus priscus mwaeoKaup, 1833 mwaesmwaewTapirus sanyuanensis mwae4Huang, 1991 mwae8mwafaTapirus sinensis mwafiOwen, 1870 mwafmmwafqTapirus telleri mwafyHofmann, 1893 mwafcmwafgTapirus yunnanensis mwafoShi, Guan, Pan e Tang, 1981
Inoltre, i tassonomi hanno assegnato tutte e quattro le specie attuali e alcune specie fossili a propri sottogeneri. Tuttavia, la suddivisione in sottogeneri non è universalmente accettata dagli studiosi, in quanto, secondo alcuni esperti, complicherebbe soltanto la mwafwtassonomia del generecite-ref-hulbert-2005-9-2[9]cite-ref-made-et-al-2006-14-5[14]:
• Sottogeneri
mwagkmwagomwagsAcrocodia (tapiro dalla gualdrappa e tapiri eurasiatici) mwagwmwag0Helicotapirus (mwag4T. haysii, mwag8T. lundeliusi e mwahaT. veroensis) mwahemwahiMegatapirus (mwahmT. augustus) mwahqmwahuPinchacus (tapiro dei monti) mwahymwahcTapirella (tapiro di Baird) mwahgmwahkTapirus (tapiro sudamericano)
Evoluzione
Origini
Rispetto ad altri mammiferi, i tapiri costituiscono un ramo relativamente molto antico. Un possibile antenato di creature simili ai tapiri potrebbe essere il genere mwaiqmwaiuHyrachyus dell'mwaiyEocene inferiore e medio. Uno scheletro completo, risalente a circa 44 milioni di anni fa, è stato rinvenuto nel mwaicPozzo di Messel, ma ne sono stati trovati resti fossili sia in Europa che in America settentrionale. A causa della sua struttura scheletrica molto particolare, questo genere viene considerato da alcuni esperti come forma basale sia della superfamiglia Tapiroidea che della superfamiglia Rhinocerotoideacite-ref-hoffmann-et-al-2007-25-0[25]. Sono invece da considerare forme basali di Tapiroidea alcune famiglie come i Deperetellidi (mwaiwDeperetellidae), con generi quali mwai0mwai4Deperetella, mwai8Teleolophus e mwajeIrenolophus, o gli Elaletidi (mwajmHelaletidae), ai quali vengono assegnati, tra gli altri, i generi mwajqmwajuHeptodon, mwajymwajcHelaletes e mwajgmwajkColodoncite-ref-schoch-1989-26-0[26]cite-ref-bai-et-al-2019-27-0[27]. Alcuni esperti considerano il mwakiColodon dell'Eocene superiore già un rappresentante della famiglia dei Tapiridi, ai quali potrebbe appartenere anche il mwakmThuliadanta, descritto per la prima volta nel 2005 a partire da resti provenienti dal nord del Canadacite-ref-eberle-28-0[28]. I fossili più antichi chiaramente appartenenti alla famiglia dei Tapiridi (mwakkTapiridae) risalgono all'mwakoOligocene inferiore dell'Europa e hanno più di 30 milioni di anni. Generalmente vengono assegnati al genere mwaksmwakwProtapirus e comparvero in concomitanza con l'evento denominato «mwak0Grande Coupure», una fase di estinzione causata da cambiamenti climatici che provocarono un grande scambio faunistico. mwak4Protapirus, come altre antiche forme eurasiatiche, quali mwak8mwalaParatapirus ed mwaleEotapirus, era caratterizzato da premolari appena molarizzati e arti significativamente più sottili, e forse aveva già una breve proboscide. In America settentrionale, rappresentanti indubbiamente attribuibili alla famiglia dei Tapiridi comparvero per la prima volta nell'Oligocene superiore e vengono anch'essi assegnati a mwalmProtapirus. In questo continente, inoltre, si svilupparono anche altre forme come mwalqmwaluMiotapirus e mwalyNexuotapiruscite-ref-made-et-al-2006-14-6[14]cite-ref-schoch-1989-26-1[26].
Miocene
Il genere mwamcTapirus comparve per la prima volta in Europa nel mwamgMiocene medio, 14 milioni di anni fa. Il suo antenato diretto è sconosciuto, ma potrebbe essere mwamkProtapirus. Tuttavia, dal momento che non conosciamo forme fossili del Miocene inferiore vissute nell'Eurasia occidentale, è evidente che questo genere sia giunto qui dall'Asia. Questo periodo caratterizzato dall'assenza di fossili di tapiro è noto in paleontologia come mwamotapir vacuum e corrisponde ad un'epoca di clima mite compresa tra 18 e 14 milioni di anni fa. I fossili oligocenici più antichi che talvolta vengono attribuiti a mwamsTapirus sono, al contrario, estremamente discutibili. In Europa si svilupparono numerose forme, delle quali la più antica è mwamwT. telleri e le meglio rappresentate mwam0T. antiquus e mwam4T. priscus. A queste si aggiunse, alla fine del Miocene, sette milioni di anni fa, la forma di medie dimensioni mwam8T. arvernensis. Questo tapiro è un rappresentante regolare, seppur numericamente raro, delle comunità faunistiche europee dell'epoca; uno scheletro completo, risalente però al mwanaPliocene, è stato rinvenuto nel Camp dels Ninots, in mwaneSpagna. Nel Miocene superiore e nel periodo di transizione verso il Pliocene, dall'Eurasia occidentale scomparvero tutte le specie di piccoli tapiri, che furono sostituite da forme medio-grandi. Prima di allora, alcune specie erano già scomparse durante la «crisi del Vallesiano medio», un periodo di clima freddo che portò ad una significativa stagionalizzazione del climacite-ref-made-et-al-2006-14-7[14]cite-ref-heissig-1999-15-3[15]cite-ref-schoch-1989-26-2[26].
Nell'Asia orientale e sud-orientale, il genere mwan8Tapirus è rilevabile solo a partire dal Miocene superiore, 9,5 milioni di anni fa, ma divenne ampiamente presente nel mwaoaPliocene e nel mwaoePleistocene. Il suo rappresentante più antico è mwaoiT. yunnanensis. Tuttavia, gli studiosi ipotizzano che il genere abbia avuto origine in questa regione, dato che qui comparve durante il mwaomtapir vacuum il genere mwaoqmwaouPlesiotapirus, che a volte è considerato solo come un ramo lateralecite-ref-made-et-al-2006-14-8[14]. In America settentrionale, mwaooTapirus fece la sua comparsa nel Miocene medio, 11 milioni di anni fa, più o meno come in Europa, anche qui dopo il mwaostapir vacuum. Una delle prime specie americane fu mwaowT. johnsoni. I resti fossilizzati di esemplari appartenenti a questa specie che rimasero uccisi durante una catastrofica eruzione mwao0vulcanica sono stati rinvenuti nella Ash Hollow Formation nelle mwao4Grandi Pianure del mwao8Nebraska. Il suo principale centro di distribuzione, tuttavia, era la parte meridionale del continente, dalla mwapaCalifornia alla mwapeFlorida. Altre specie importanti furono mwapiT. webbi e mwapmT. simpsoni. Alla fine del Miocene comparve la specie particolarmente piccola mwapqT. polkensiscite-ref-hulbert-2010-8-2[8]cite-ref-hulbert-2005-9-3[9]cite-ref-holanda-et-al-2012-29-0[29].
Pliocene e Pleistocene
In Europa i tapiri scomparvero nuovamente alla fine del Pliocene, 2,7 milioni di anni fa, probabilmente in seguito al raffreddamento del clima e alle forti fluttuazioni stagionali che portarono alla diffusione di ambienti aperticite-ref-made-et-al-2006-14-9[14]. In Asia orientale e sud-orientale, tuttavia, questi animali sopravvissero e la prima forma del Miocene, mwaqwT. yunnanensis, dette origine a diverse linee evolutive. Da mwaq0T. peii, attraverso la forma intermedia mwaq4T. sinensis, ebbe origine il più grande tapiro mai esistito, mwaq8T. augustus, noto anche come mwaraMegatapirus, un animale delle dimensioni di un cavallo. Nello stesso periodo, un'altra linea evolutiva portò da mwareT. sanyuanensis a mwariT. indicus (il tapiro dalla gualdrappa). Sebbene la maggior parte di queste specie, a parte il tapiro dalla gualdrappa, vissero durante il Pleistocene inferiore e medio, mwarmT. augustus sopravvisse fino al Pleistocene superiore ed era probabilmente ancora presente all'inizio dell'mwarqOlocenecite-ref-tong-2005-3-1[3]
In America settentrionale il piccolo mwaroT. polkensis sopravvisse ancora per tutto il Pliocene. Durante il Pleistocene inferiore erano ampiamente diffusi mwarsT. haysii e mwarwT. lundaliusi, entrambi sostituiti successivamente da mwar0T. veroensis. Molto probabilmente questa specie di tapiro era ancora presente in America settentrionale quando vi giunsero i primi esseri umani, ma si estinse poco dopocite-ref-colbert-2007-30-0[30]cite-ref-russell-et-al-2009-31-0[31]. I tapiri raggiunsero l'America meridionale, il fulcro della loro attuale area di distribuzione, relativamente tardi, nel corso del mwasygrande scambio americano, a seguito della formazione dell'mwascistmo di Panama; i fossili più antichi rinvenuti nel continente risalgono a circa 2,5 milioni di anni fa. Le specie fossili sudamericane sono rappresentate da mwasgT. rondoniensis, mwaskT. rioplatensis, mwasoT. oliverasi, mwassT. tarijensis, mwaswT. cristatellus e mwas0T. mesopotamicus. Tutte queste forme sono monofileticamente imparentate e discendono pertanto da un'unica forma ancestrale. Di conseguenza, sono molto più imparentate con il tapiro sudamericano e con quello dei monti che con il tapiro di Bairdcite-ref-ferrero-et-al-2007-23-1[23]cite-ref-colbert-2007-30-1[30]cite-ref-holanda-et-al-2012-29-1[29].
I tapiri erano e sono tipicamente abitatori delle fitte foreste. Pertanto, l'espansione delle grandi praterie nel corso del mwatsNeogene non fu loro favorevole. Della famiglia un tempo ricca di mwatwspecie, solo le quattro oggi presenti sono sopravvissute; l'ultimo grande evento di estinzione, noto come estinzione del Quaternario, interessò anche alcune forme di tapirocite-ref-made-et-al-2006-14-10[14]cite-ref-schoch-1989-26-3[26].
Tassonomia
La parola mwaustapiro deriva dalla lingua dei mwauwTupí del mwau0Brasile, che chiamavano quest'animale mwau4Tapira-caaivara, traducibile grossomodo come «bue della boscaglia», un nome che si riferisce sia al suo aspetto fisico che al suo stile di vita riservato. Il termine mwau8danta o mwavaanta, con cui questo animale viene spesso indicato, soprattutto in America meridionale, è un prestito dalla mwavelingua spagnola e originariamente si riferiva all'alce. Nel Sud-est asiatico il tapiro viene chiamato mwavibadak im mwavmmalese e mwavqsom-set in mwavuthailandesecite-ref-padilla-et-al-1994-12-3[12]cite-ref-williams-32-0[32].
mwav8Linneo, nella sua opera mwawamwaweSystema Naturae del 1758, considerò il tapiro una specie di mwawiippopotamo, a causa del suo aspetto fisico, e battezzò il tapiro sudamericano, l'unica specie di tapiro conosciuta in Europa all'epoca, mwawmHippopotamus terrestriscite-ref-padilla-et-al-1994-12-4[12]. Il naturalista francese mwawgMathurin-Jacques Brisson introdusse per la prima volta il termine «tapiro» (mwawkle tapir) in mwawolingua francese nella sua opera mwawsRegnum animale. Lo zoologo danese mwawwMorten Thrane Brünnich utilizzò per primo il nome generico mwaw0Tapirus, valido ancora oggi, e per molto tempo fu l'unico a dare una corretta descrizione del genere. Brünnich utilizzò per la prima volta questo termine, derivato dal mwaw4tapir di Brisson, nel 1772. Il paleontologo britannico Arthur Tindell Hopwood, nel 1947, propose Brisson come primo descrittore del genere, provocando numerose discussioni tra gli esperti del settore, in quanto all'epoca la maggior parte degli studiosi considerava Brünnich come descrittore originalecite-ref-hershkovitz-1954-33-0[33]. Nel 1998, tuttavia, una riunione plenaria della mwaxqICZN decise di indicare Brisson come primo descrittore del genere, visione oggi ampiamente accettatacite-ref-padilla-et-al-2010-11-3[11].
Rapporti con l'uomo
In alcune regioni i tapiri vengono cacciati per la loro carne e la loro pelle, ma vi sono anche tribù mwax8indigene che non danno loro la caccia per motivi religiosi. Al giorno d'oggi non è tanto la caccia, quanto la distruzione dell'habitat, la causa principale del declino delle quattro specie attuali, soprattutto la rapida scomparsa delle foreste tropicali provocata dall'industria del legname e dall'mwayaagricoltura taglia e brucia. A ciò si aggiunge la crescente concorrenza per le risorse alimentari con i grandi animali allevati dall'uomo.
La mwayiIUCN elenca tre delle quattro specie, il mwaymtapiro dei monti, il mwayqtapiro di Baird e il mwayutapiro dalla gualdrappa, come in pericolo di estinzione (mwayyEndangered) e il mwayctapiro sudamericano come vulnerabile (mwaygVulnerable). L'entità della popolazione del tapiro sudamericano è sconosciuta, la popolazione del tapiro dei monti comprende circa 2500 esemplari e quella del tapiro di Baird dirca 5500 individui. Particolarmente critica è la situazione del tapiro dalla gualdrappa, del quale rimangono appena tra 1500 e 2000 esemplaricite-ref-nevada-et-al-2011-34-0[34]cite-ref-diaz-et-al-2011-35-0[35]cite-ref-castellanos-et-al-2011-36-0[36]cite-ref-lynam-et-al-2011-37-0[37]. Sono tuttora all'opera numerosi programmi di conservazione coordinati dal mwazkTapir Specialist Group della IUCN. Oltre a monitorare questi animali all'interno dei parchi nazionali e in altre aree protette, talvolta con l'aiuto di mwazotrappole fotografiche, tali progetti prevedono anche il trasferimento di popolazioni a rischio di estinzionecite-ref-tsg2-38-0[38].
Note
cite-note-tsg-11. ↑ Tapir Specialist Group: mwba4mwba8Tapir Education Broschure.
cite-note-cozzuol-et-al-2013-22. ↑ Mario A. Cozzuol, Camila L. Clozato, Elizete C. Holanda, Flávio H. G. Rodrigues, Samuel Nienow, Benoit de Thoisy, Rodrigo A. F. Redondo e Fabrício R. Santos: mwbbkmwbboA new species of tapir from the Amazon. Journal of Mammalogy 94 (6), 2013, pp. 1331-1345.
cite-note-tong-2005-33. ↑ Tong Haowen: mwbcaDental characters of the Quaternary tapirs in China, their significance in classification and phylogenetic assessment. Geobios 38, 2005, pp. 139-150.
cite-note-hulbert-et-al-2009-44. ↑ Richard C. Hulbert Jr., Steven C. Wallace, Walter E. Klippel e Paul W. Parmalee: mwbcqCranial Morphology and Systematics of an Extraordinary Sample of the Late Neogene Dwarf Tapir, Tapirus polkensis (Olsen). Journal of Paleontology 83 (2), 2009, pp. 238-262.
cite-note-holbrook-2002-55. ↑ Luke T. Holbrook: mwbcgThe unusual development of the sagittal crest in the Brazilian tapir (Tapirus terrestris). Journal of Zoology 256, 2002, pp. 215-219.
cite-note-holbroook-2001-66. ↑ Luke T. Holbrook: mwbc4Comparative osteology of early Tertiary tapiromorphs (Mammalia, Perissodactyla). Zoological Journal of the Linnean Society 132, 2001, pp. 1-54.
cite-note-witmer-et-al-1999-77. ↑ Lawrence M. Witmer, Scott D. Sampson e Nikos Solounias: mwbdqThe proboscis of tapirs (Mammalia: Perissodactyla): a case study in novel narial anatomy. Journal of Zoology 249, 1999, pp. 249-267.
cite-note-hulbert-2010-88. ↑ Richard C. Hulbert Jr.: mwbdwA new Early Pleistocene tapir (Mammalia, Perissodactyla) from Florida, with a review from Blancan tapirs from the state. Bulletin of the Florida Museum of Natural History 49 (3), 2010, pp. 67-126.
cite-note-hulbert-2005-99. ↑ Richard C. Hulbert Jr.: mwbeyLate Miocene Tapirus (Mammalia, Perissodactyla) from Florida, with description of new species Tapirus webbi. Bulletin of the Florida. Museum of Natural History 45 (4), 2005, pp. 465-494.
cite-note-milewski-et-al-2013-1010. ↑ Antoni V. Milewski e Ellen S. Dierenfeld: mwbeoStructural and functional comparison of the proboscis between tapirs and other extant and extinct vertebrates. Integrative Zoology 8, 2013, pp. 84-94.
cite-note-padilla-et-al-2010-1111. ↑ Miguel Padilla, Robert C. Dowler e Craig Downer: mwbfyTapirus pinchaque (Perissodactyla: Tapiridae). Mammalian Species 42 (863), 2010; pp. 166-182.
cite-note-padilla-et-al-1994-1212. ↑ Miguel Padilla e Robert C. Dowler: mwbgqTapirus terrestris. Mammalian Species 481, 1994, pp. 1-8.
cite-note-maluf-1991-1313. ↑ N. S. R. Maluf: mwbggThe Kidney of Tapirs: A Macroscopical Study. The Anatomy Record 231, 1991, pp. 48-62.
cite-note-made-et-al-2006-1414. ↑ Jan van der Made e Ivano Stefanovic: mwbiaA small tapir from the Turolian of Kreka (Bosnia) and a discussion on the biogeography and stratigraphy of the Neogene tapirs. Neues Jahrbuch für Geologie und Paläontologie, 240 (2), 2006, pp. 207-240.
cite-note-heissig-1999-1515. ↑ Kurt Heissig: mwbioFamily Rhinocerotidae. In: Gertrud E. Rössner e Kurt Heissig: mwbisThe Miocene land mammals of Europe. Monaco, 1999, pp. 175-188.
cite-note-olmos-et-al-1999-1616. ↑ Fabio Olmos, Renata Pardini, Ricardo L. P. Boulhosa, Roberto Burgi e Carla Morsello: mwbi8Do Tapirs Steal Food from Palm Seed Predators or Give Them a Lift? Biotropica 31 (2), 1999, pp. 375-379.
cite-note-coelho-et-al-2008-1717. ↑ Igor Pfeifer Coelho, Luiz Flamarion B. Oliveira, Maria Elaine Oliveira e José Luís P. Cordeiro: mwbjmThe Importance of Natural Licks in Predicting Lowland Tapir (Tapirus terrestris, Linnaeus 1758) Occurrence in the Brazilian Pantanal. Tapir Conservation 17 (2), 2008, pp. 5-10.
cite-note-desantis-2011-1818. ↑ Larisa G. DeSantis: mwbjcStable Isotope Ecology of Extant Tapirs from the Americas. Biotropica 43(6), 2011, pp. 746-754.
cite-note-tougard-et-al-2001-1919. ↑ Christelle Tougard, Thomas Delefosse, Catherine Hänni e Claudine Montgelard: mwbjsPhylogenetic Relationships of the Five Extant Rhinoceros Species (Rhinocerotidae, Perissodactyla) Based on Mitochondrial Cytochrome b and 12S rRNA Genes. Molecular Phylogenetics and Evolution 19, 2001, pp. 34-44.
cite-note-price-et-al-2009-201. Samantha A. Price e Olaf R. P. Bininda-Emonds: mwbj8A comprehensive phylogeny of extant horses, rhinos and tapirs (Perissodactyla) through data combination. Zoosystematics and Evolution 85 (2), 2009, pp. 277-292.
cite-note-aschley-et-al-1996-2121. ↑ Mary V. Ashley, Jane E. Norman e Larissa Stross: mwbkmPhylogenetic Analysis of the Perissodactylan Family Tapiridae Using Mitochondrial Cytochrome c Oxidase (COII) Sequences. Journal of Mammalian Evolution, 3 (4), 1996, pp. 315-326.
cite-note-norman-et-al-2000-2222. ↑ Jane E. Norman e Mary V. Ashley: mwbkcPhylogenetics of Perissodactyla and Tests of the Molecular Clock. Journal of Molecular Evolution 50, 2000, pp. 11-21.
cite-note-ferrero-et-al-2007-2323. ↑ Brenda S. Ferrero e Jorge I. Noriega: mwbk0A new Upper Pleistocene tapir from Argentinia: Remarks on the phylogenetics and diversification on neotropical Tapiridae. Journal of Vertebrate Paleontology, 27 (2), 2007, pp. 504-511.
cite-note-holanda-et-al-2011-2424. ↑ Elizete C. Holanda, Jorge Ferigolo e Ana Maria Ribeiro: mwbleNew Tapirus species (Mammalia: Perissodactyla: Tapiridae) from the upper Pleistocene of Amazonia, Brazil. Journal of Mammalogy 92 (1), 2011, pp. 111-120.
cite-note-hoffmann-et-al-2007-2525. ↑ Kerstin Hlawatsch e Jörg Erfurt: mwbluZahnmorphologie und stratigraphische Verteilung von Hyrachyus minimus (Perissodactyla, Mammalia) in den eozänen Geiseltalschichten. In: Jörg Erfurt und Lutz Christian Maul: 34. Tagung des Arbeitskreises für Wirbeltierpaläontologie der Paläontologischen Gesellschaft 16.3 bis 18.3.2007 in Freyburg/Unstrut. Hallesches Jahrbuch für Geowissenschaften 23, 2007, pp. 161-173.
cite-note-schoch-1989-2626. ↑ Robert M. Schoch: mwbl8A review of the Tapiroids. In: Donald R. Prothero e R. M. Schoch: mwbmaThe evolution of the Perissodactyls. New York, 1989, pp. 298-320.
cite-note-bai-et-al-2019-2727. ↑ Bin Bai, Jin Meng, Fang-Yuan Mao, Zhao-Qun Zhang e Yuan Qing Wang: mwbmqA new early Eocene deperetellid tapiroid illuminates the origin of Deperetellidae and the pattern of premolar molarization in Perissodactyla. PLoS ONE 14 (11), 2019, p. e0225045, mwbmudoi:10.1371/journal.pone.0225045.
cite-note-eberle-2828. ↑ Jaelyn J. Eberle: mwbmkA new ‘tapir’ from Ellesmere Island, Arctic Canada - Implications for northern high latitude palaeobiogeography and tapir palaeobiology. Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology 227, 2005, pp. 311-322.
cite-note-holanda-et-al-2012-2929. ↑ Elizete Celestino Holanda e Brenda Soledad Ferrero: mwbm8Reappraisal of the Genus Tapirus (Perissodactyla, Tapiridae): Systematics and Phylogenetic Affinities of the South American Tapirs. Journal of Mammal Evolution 2012, mwbnadoi:10.1007/s10914-012-9196-z.
cite-note-colbert-2007-3030. ↑ Matthew Colbert: mwbnyNew Fossil Discoveries and the History of Tapirus. Tapir Conservation 16 (2), 2007, pp. 12-14.
cite-note-russell-et-al-2009-3131. ↑ Dale A. Russell, Fredrick J. Rich, Vincent Schneider e Jean Lynch-Stieglitz: mwbnoA warm thermal enclave in the Late Pleistocene of the South-eastern United States. Biological Reviews 84, 2009, pp. 173-202.
cite-note-williams-3232. ↑ Keith Williams: mwbn4mwbn8Tapirs in Black and White su mwboaIUCN Tapir Specialist Group.
cite-note-hershkovitz-1954-3333. ↑ Philip Hershkovitz: mwboqMammals of Northern Colombia, preliminary report No. 7: Tapirs (genus Tapirus), with a systematic review of American species. Proceedings of the United States National Museum Smithonian Institution 103, n° 3329, 1954, pp. 465-496.
cite-note-nevada-et-al-2011-3434. ↑ mwbog(mwbokmwbooEN) Varela, D., Flesher, K., Cartes, J.L., de Bustos, S., Chalukian, S., Ayala, G. & Richard-Hansen, C. 2019, mwbosmwbowTapirus terrestris, su mwbo0mwbo4IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, mwbo8IUCN, 2020.
cite-note-diaz-et-al-2011-3535. ↑ mwbpm(mwbpqmwbpuEN) Lizcano, D.J., Amanzo, J., Castellanos, A., Tapia, A. & Lopez-Malaga, C.M. 2016, mwbpymwbpcTapirus pinchaque, su mwbpgmwbpkIUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, mwbpoIUCN, 2020.
cite-note-castellanos-et-al-2011-3636. ↑ mwbp4(mwbp8mwbqaEN) Garcìa, M., Jordan, C., O'Farril, G., Poot, C., Meyer, N., Estrada, N., Leonardo, R., Naranjo, E., Simons, Á., Herrera, A., Urgilés, C., Schank, C., Boshoff, L. & Ruiz-Galeano, M. 2016, mwbqemwbqiTapirus bairdii, su mwbqmmwbqqIUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, mwbquIUCN, 2020.
cite-note-lynam-et-al-2011-3737. ↑ mwbqk(mwbqomwbqsEN) Traeholt, C., Novarino, W., bin Saaban, S., Shwe, N.M., Lynam, A., Zainuddin, Z., Simpson, B. & bin Mohd, S. 2016, mwbqwmwbq0Tapirus indicus, su mwbq4mwbq8IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, mwbraIUCN, 2020.
cite-note-tsg2-3838. ↑ Tapir Specialist Group: mwbrqmwbruTapir Action Plans.
Bibliografia
• Ronald M. Nowak: mwbrkWalker’s Mammals of the World. The Johns Hopkins University Press, Baltimora, 1999, ISBN 0-8018-5789-9.
• Sheryl Todd, Udo Ganslosser: mwbrwDie Tapire. Filander, 1997, ISBN 3-930831-41-4.
• James Oglethorpe: mwbr8Tapirs: Status, Survey, and Conservation Action Plan. IUCN, 1997, ISBN 2-8317-0422-7.
• Stefan Seitz: mwbsiVergleichende Untersuchungen zu Verhalten und Schauwert von Tapiren (Tapiridae) in Zoologischen Gärten. Cuvillier, 2001, ISBN 3-89873-201-0.
• Sy Montgomery: mwbsuThe Tapir Scientist. Houghton Mifflin, 2013, ISBN 978-0-547-81548-0.
Altri progetti
Altri progetti
• Wikiquote
• Wikizionario
• Wikimedia Commons
• Wikispecies
• Wikiquote contiene citazioni sul Tapirus
• Wikizionario contiene il lemma di dizionario «tapiro»
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sul Tapirus
• Wikispecies contiene informazioni sul Tapirus
Collegamenti esterni